venerdì 1 febbraio 2013

L'ORA DELL'AMORE - Presentazione libro

Ricordiamo a tutti gli amici dell'Associazione "Città di Dio" la presentazione del libro



ed. EDB



scritto a quatro mani dalla nostra socia Milena Simonotti e da fratel Michael David Semeraro.

L'evento si terrà alle ore 16 di DOMENICA 3 FEBBRAIO 2013 presso la Chiesa di San Giovanni in c.so Roma, Borgomanero


Milena e Michael David ci attendono numerosi!

PER ENTRARE NEL VANGELO SECONDO LUCA - Ernesto BORGHi



ABEM
Associazione Biblica Euro-Meditterranea
 
 


In collaborazione con








La lettura del Vangelo secondo Luca offre una prospettiva gioiosa e ricca di speranza, permeata com’è dalla dimensione della misericordia del Padre che Gesù riesce ad incarnare nella vita quotidiana. Ogni incontro, benché già conosciuto attraverso i racconti degli altri evangelisti, acquisisce qui un nuovo colore e offre ricchezze inattese. La lettura appare veramente un lungo itinerario, un cammino deciso, come quello che guida Gesù verso Gerusalemme, che non può che coinvolgerci.
L’analisi del testo nel suo complesso e in alcune sezioni particolari, ci accompagna non solo all’intelligenza dell’opera, ma vuole contemplare un messaggio capace di incarnarsi nell’oggi, affinché ogni lettura non sia solo esercizio mentale, ma accresca la Scrittura nella nostra ricezione contemporanea.
Ci guida un biblista appassionato, attento al testo nei suoi risvolti culturali e di fede.


Ernesto Borghi, docente di esegesi del Nuovo Testamento presso la Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli (ISSR di Nola). Coordina la formazione biblica nella diocesi svizzera di Lugano. Presidente dell’Associazione Biblica Euro-Mediterranea. Ha pubblicato tra le opere recenti: Scrivere al cuore dell’essere umano. Le lettere del Nuovo Testamento tra esegesi antica ed ermeneutica contemporanea, LAS, Roma, 2011; Gesù è nato a Betlamme? I vangeli dell’infanzia tra storia, fede e testimonianza, Cittadella, Assisi, 2011;  Il mistero appassionato. Lettura esegetico-ermeneutica del Vangelo secondo Marco, Messaggero, Padova, 2011; La gioia del perdono.Lettura esegetico-ermeneutica del Vangelo secondo Luca, Messaggero, Padova, 2012.


Dati tecnici:
Contributo all’incontro: 10,00 euro
Pranzo di domenica  presso il Convento solo su prenotazione entro il giovedì precedente :10,00 euro
Possibilità di pernottamento in Convento su prenotazione entro il giovedì precedente: 40,00 euro

Orari:
Sabato 23 febbraio:                             15,30-18,30 prima e seconda relazione
Domenica 24 febbraio:                       9,30-12,30 terza e quarta relazione
                                                              14,30– 16,00 conclusioni e confronto             
Portare la Bibbia

Informazioni:
                Fabrizio Filiberti                   0322 259212
                Milena Simonotti                 3338465144
                cittadidio@libero.it

Per arrivare al Monte Mesma di Ameno (NO):

da Milano: autostrada Milano-Gravellona Toce, uscita ad Arona poi proseguire per Lago d’Orta
da Torino: autostrada Torino-Milano, poi verso Gravellona Toce, uscita a Borgomanero poi per Lago d’Orta

Mandando mail a cittadidio@libero.it invieremo tragitto dettagliato.


“Città di Dio”
Associazione ecumenica di cultura religiosa
Via C. Battisti 112, 28045 Invorio (NO)
0322-259212


ABEM
Associazione Biblica Euro-Meditterranea
Via Lomellina 52
20133 Milano



lunedì 21 gennaio 2013

Discernimento e lotta nello Spirito (contro i pensieri malvagi) - ADALBERTO PIOVANO

Convento del Monte Mesma
Ameno (NO)



Sabato 9 Febbraio 2013
15,00 – 18,00

Discernimento e lotta nello Spirito
(contro i pensieri malvagi)

ADALBERTO PIOVANO
Monaco Benedettino, Dumenza


La paternità spirituale nella vita monastica è votata in particolare al discernimento dei “pensieri malvagi”, all’esplorazione dei vizi e alla riconquista della pace interiore. L’esercizio richiesto in questa lotta — variamente raffigurata nei Padri del deserto come lotta coi demoni — indica ancora oggi a ciascuno un’esigenza rilevante. La lotta contro le nostre debolezze, le passioni incontrollate, i vizi, le disarmonie con noi stessi, gli altri, il creato, tutto quanto decliniamo come stress, fonte di ansia, angoscia, depressione, malinconia, ha spesso a che fare con quello che costituisce un vero e proprio peccato. Da soli non c’è vittoria. Ridare spazio, accanto alle odierne pratiche di consuling psicologico, alla ricchezza della guida spirituale può essere una scoperta affascinante e fruttuosa.


Dati tecnici

Contributo all’incontro : 4,00 euro


Informazioni:
Milena Simonotti          3338465144
Fabrizio Filiberti           0322 259212

lunedì 14 gennaio 2013

VENERATO NON CREATO


VENERATO NON CREATO…

Il racconto della risurrezione di Mt (28,9-10) fotografa l’incontro delle donne con Gesù. Lasciato il sepolcro, dopo le parole dell’angelo, lo videro, “gli presero i piedi e si prostrarono dinanzi a lui”. La scena è quasi liturgica. Matteo, che scrive circa verso il 70-80, raccoglie l’esito di un percorso religioso già maturo. È Larry W. Hurtado a richiamare, oggi, il processo di formazione della venerazione di Gesù, attestata già tra il 30 e il 50 d.C. nelle prime comunità. Il culto di Gesù si sviluppa dentro una cultura – giudaica – connotata da un monoteismo esclusivo, per cui il problema più rilevante è capire come sia stato possibile accogliere la devozione di Gesù in rapporto a quest’unico Dio. In che modo e quali forze portarono a questa venerazione? Non basta pensare che l’affermazione della divinità di Gesù dipenda dalla forza apologetica dei miracoli o dall’autodichiarazione messianica di Gesù; né, all’opposto, che sia frutto d’invenzione mitologica a partire da influssi greco-romani, che presentano casi di uomini fatti diventare divini. È una spiegazione semplicistica e ormai confutata. Più che speculazioni teoriche, occorre indagare il fatto stesso del comportamento religioso che l’incontro con Gesù ha suscitato. Al di là del profeta ammirato (e osteggiato), le comunità individuano da subito un rapporto peculiare tra il Dio di Israele e questo Gesù, esperienza che chiede di essere compresa in un orizzonte religioso nuovo: “per noi c’è un solo Dio, il Padre, dal quale tutto proviene e noi siamo per lui; e un solo Signore, Gesù Cristo, in virtù del quale esistono tutte le cose e noi esistiamo grazie a lui” (1Cor 8,6). Appare un modello “binitario” dove Gesù non è un dio “in più”, ma dove da Dio ne è richiesta la venerazione come Signore (kyrios): “Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso” (At 2,36). Ciò in forza di un rapporto speciale che è venuto ad emergere durante l’attività pubblica: l’autorità riconosciuta (con quale autorità…?), la temerarietà d’interpretare la Torà (ma io vi dico…), l’unità relazionale rivendicata (io e il Padre siamo una cosa sola…). Deve essere chiaro che ciò che per noi oggi sembra una semplice dichiarazione di fede, doveva costituire per le prime comunità una sfida enorme, una richiesta a “darne ragione” di fronte alle obiezioni apparentemente insuperabili. L’annuncio (kerigma) della risurrezione, principale dato apologetico, non pare bastare e chiede un’esplorazione nella vita stessa di Gesù, cosa che avvenne attraverso le tradizioni che diedero vita ai Vangeli. La prima percezione chiara è che Gesù non fu un evento pacifico e pacificatore, divise tra seguaci e oppositori. La fede in lui rimane inquietante nella sua stessa origine e pretesa. Chi pensa che l’aderire alla sua “Via” (l’originario nome del cristianesimo) sia stata una questione di comodo o una scelta tranquillizzante, si sbaglia. Ieri come oggi. Cosa spinse però i discepoli, notoriamente sottrattisi alla cattura, scappati e rifugiati nelle loro terre, a riprendere la strada del Maestro? Indubbiamente non bastò una convinzione dottrinale, la cui sostanza maturò probabilmente nel tempo, quanto l’esperienza diretta del Risorto.
Lc 24,13-35 è l’emblematico racconto dell’incontro con il Risorto da parte di due ignari discepoli che tornavano ad Emmaus. I due camminano verso casa nella delusione, per le speranze finite sul Calvario e, ancor più, per lo sconcerto dell’annuncio del sepolcro vuoto e della presunta apparizione alle donne. Poco credibile. Il loro volto triste è intercettato dal viandante che si accosta ed avvia un dialogo. Le parole dello sconosciuto sono capaci di riaccendere echi sentiti: parla di come le Scritture antiche illuminavano le circostanze e di come riguardassero l’attesa del Cristo. C’è riflessa forse una più matura fede postpasquale in ciò, ma non è da escludere che il viandante stesso (Gesù) abbia potuto fare quell’esegesi per spiegarsi. La lezione affascinante non basta. Il darsi ragione, quale miglior “sapere” perché e come sono andate le cose, non basta: non serve una laurea in teologia. Certo è che l’appello alla Scrittura (“Cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui”) consente almeno l’abbandono dei discorsi ancorati alle speranze deluse (“sono già tre giorni…” e non è accaduto nulla!) ed il passaggio ad una memoria rinvigorita: non s’è sperato per un nulla! Quelle parole sono riconosciute capaci di “far ardere il cuore nel petto” perché sono memoria della promessa di Dio. Si viene rimproverati per averla dimenticata (“Sciocchi e tardi di cuore…”). Neanche questo ardore basta: conserva la memoria, ma non fa “vedere” Gesù accanto a loro. Però sollecita a prolungare l’incontro: si sta bene con te, fermati a cena, resta con noi! Ecco la commensalità e la connaturalità dei gesti: lo stile consente di accedere alla persona. In quei soliti gesti di benedizione e dello spezzare il pane “si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero”. Ciò che riguarda il Cristo è una questione di stile, di gestualità concreta. Appare alla vista! Nella distribuzione della cena s’intravede, ormai, il dono del corpo/sangue necessariamente crocifisso (“Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?”).
Avviso ai naviganti!  Cristo risorto appare in ogni gesto di donazione. Quando “appare” così, può anche “sparire”. Immediatamente: “Ma lui sparì alla loro vista”. Uno dei versetti più enigmatici. Non un abbandono, ma una conferma che ciò che deve essere “saputo” è dato e ciò che deve essere “vissuto” – comunione e condivisione – è avviato. Ecco la promessa del regno di Dio resa presente. Basta, questa volta, per assicurare il ritorno a Gerusalemme, la città da cui tutto ripartirà; basta per testimoniare la fede sintetica ed essenziale “Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone”. Una formula liturgica (Simone è Pietro, la roccia), più simbolo che fatto, capace di dire in eterno che l’atto di fede è questa stessa testimonianza.

Che questa esperienza richieda un culto – cos’è la Messa se non la drammatizzazione di questo episodio? - segnala la sua potenza performativa: il seguace di Gesù non aderisce idealmente, ma esistenzialmente, coinvolgendo tutta la sua esperienza vitale in una dimensione assoluta. Solo questa sacralità può pretendere un linguaggio - parole e gesti - cultuale, una ritualità perenne e costitutiva della propria identità. Un fare gratuito, senza scopo, se non quello di essere memoriale dell’essenziale. Se il cristianesimo è divenuto religione (e non solo etica), lo è per questo potere liturgico. Ciò che siamo non va solo effettuato, quanto celebrato. Battesimo e cena eucaristica ci attestano sulla Via di Gesù.

Fabrizio Filiberti

LA CRISI CI FA FARE I CONTI Economia e cristianesimo - Fabrizio FILIBERTI



“Città di Dio”
Associazione ecumenica di cultura religiosa

Convento dei Frati Minori
Monte Mesma- Ameno (NO)


Domenica
27 gennaio 2013
9,15– 12,30

LA CRISI CI FA FARE I CONTI
Economia e cristianesimo

Fabrizio FILIBERTI,
Presidente “Città di Dio”


La crisi economica che stiamo attraversando invita a ripensare il contesto globalizzato nel quale viviamo e ad individuare nella tradizione cristiana elementi di analisi e di critica capaci di orientare il futuro. Senza pretendere di esibire ricette economiche, l’incontro si muove su un  profilo spirituale, tenuto conto di alcuni dati emergenti dall’insegnamento sociale cristiano, cercando di delineare una adeguata comprensione delle categorie di povertà e ricchezza come base per orientare il modello economico verso prospettive di maggiore equità ed equilibrio.




Dati tecnici

Contributo all’incontro: 4,00
Pranzo presso il convento SOLO su prenotazione entro il GIOVEDI’ precedente (10,00 euro)

Informazioni:
Milena Simonotti 3338465144
Fabrizio Filiberti   0322 259212

martedì 27 novembre 2012

GOD BLESS AMERICA Religione e politica negli USA - Paolo Naso



“Città di Dio” 
Associazione ecumenica di cultura religiosa 


Convento dei Frati Minori 
Monte Mesma- Ameno (NO) 


Domenica 
16 dicembre 2012 
9,15– 12,30 



GOD BLESS AMERICA 
Religione e politica negli USA 

                                                                 

Paolo NASO, valdese, 
docente di Scienza politica 
coordinatore Master in Religioni e mediazione culturale, Università La Sapienza di Roma 


La convinta partecipazione alla vita di una comunità di fede è una caratteristica importante dell'American Way of Life. L'esperienza religiosa è alla base della storia e della cultura americana. Ancora di piú dopo l'11 settembre. La società più avanzata vive un pluralismo di fedi e tradizioni spirituali che costituisce una chiave essenziale per capire le radici, gli sviluppi e l'attualità della democrazia americana. Insieme, la differenza con l’Europa cristiana e secolarizzata. Un viaggio tra vecchi e nuovi protestanti, chiese bianche e chiese nere, cattolici poco romani ed ebrei di ogni genere, per capire meglio anche il nostro credere. 





Dati tecnici



Contributo all’incontro: 4,00

Pranzo presso il convento SOLO su prenotazione entro il GIOVEDI’ precedente (10,00 euro)



Informazioni:

Milena Simonotti 3338465144

Fabrizio Filiberti 0322 259212

cittadidio@libero.it





Indichiamo le date degli incontri finora programmati:

- domenica 27 gennaio 2013 Agostino e il tempo
- sabato 9 febbraio 2013 p. A. Piovano, Paternità spirituale e i “vizi capitali”
- 26/27 febbraio E. Borghi, Introduzione al Vangelo di Luca
- 14 aprile A. Folin Jabes e il Libro delle somiglianze
- 11/12 maggio CONVEGNO: Fratello Sole, Sorella Acqua e gli altri viventi. Una spiritualità nella crisi   ambientale


lunedì 19 novembre 2012

UNA DONNA E L’INIZIO DELLA FEDE di Fabrizio Filiberti


Ogni nascita chiede una donna. Non solo, ovviamente. Ogni nascita, però, sgorga da un grembo.
La donna la percepisce e la fa crescere, la custodisce, la racconta e l’offre sapendo di non riuscire
a trasmettere quel segreto che attraversa il proprio corpo e che rimane indicibile e indeducibile agli
altri. Sospeso, in attesa di un “si” che lo riconosca. Non fa eccezione la nascita della fede cristiana.
È significativo che, nella vita di ciascuno, l’ingresso alla fede sia accompagnato soprattutto dalla
cura educativa della madre, come dalla maternità spirituale della comunità. Ci dice che non si
perviene alla fede da soli, che occorre essere introdotti, generati. Così avvenne per Paolo: dopo
la conversione, solo Anania lo può gradualmente far entrare ed accettare nella comunità, la quale
aveva buone ragioni per diffidare di quel giudeo invasato e violento. All’inizio c’è già la Chiesa
madre. La donna partecipa di un inizio ancora più originario, di una scoperta che è novità in sé, che
è svolta: solo da lì in poi quella donna sarà madre, per sempre.
Pensavo a questo nel cercare l’avvio per questo cammino che vorrei proporvi sul crinale della
fede. Avviso ai naviganti. Un crinale che non seguirà forse le attese. Non la ripetizione di una
formula, di un credo, quanto la narrazione di un itinerario che si farà credibile nello svolgersi
stesso. Parlando della fede cristiana e non solo della fede in Dio in senso ampio, il punto di svolta,
l’inizio, la nascita, il concepimento - anche nel senso del venire alla mente e al linguaggio - è
quanto avvenne un mattino di domenica, il primo giorno della settimana dopo il sabato. “Maria
Maddalena viene di buon mattino al sepolcro, mentre era ancora buio e vede la pietra rimossa
dal sepolcro. Corre allora e va da Simone Pietro e dall’altro discepolo che Gesù amava e dice
loro: <Hanno portato via il Signore e non sappiamo dove l’abbiano posto>” (Gv 20,1-2). Sebbene
dai racconti dei vangeli sinottici (Mt, Mc, Lc) si desuma che vi siano state più donne a recarsi
al sepolcro, le incertezze narrative delle tradizioni lasciano dubbi sul reale svolgimento dei fatti:
appare plausibile che Maria di Magdala sia andata là a piangere Gesù. Significativamente, Paolo
in 1Cor 15, nel ricordare le apparizioni ai molti, non farà menzione alcuna di lei e delle altre.
Rimozione? Dimenticanza? Non ne era informato? Invece, in quella silloge di apparizioni che è
la seconda finale del vangelo di Marco (16,9-16) compare un’apparizione alla sola Maddalena.
Potrebbe verosimilmente essere lei la donna, il grembo dal quale nasce il primo annuncio della
risurrezione di Gesù. Le sue parole dovettero segnare per sempre la svolta nel tempo e nella storia.
Davanti al sepolcro vuoto non c’è alcuna suggestione di fede: c’è lo sconcerto per un presunto
furto. Il dramma di un perdita ulteriore, di un impossibile ritrovamento. Amore e dolore. Giovanni
fotografa il bisogno di devozione umana, la necessità di rielaborare il lutto. Questa esigenza
s’immerge nei racconti evangelici in una serie di annotazioni non tanto cronachistiche, quanto
simboliche, teologiche: l’ora del giorno (alba o ancora buio), la presenza di messaggeri, la reazione
dei presenti, l’incertezza delle reazioni: Luca annota chiaramente che alla parola di Maria e delle
altre, gli uomini reagirono prendendole come “vaneggiamenti” e non credendovi. A onor del vero,
Pietro ha dubbi, corre al sepolcro – sia in Luca che in Giovanni – vede le bende distese.
Maria di Magdala, dunque, girandosi, ad un tratto, senza riconoscerlo immediatamente, vive per
prima l’esperienza di Gesù risorto (vv. 11-18). A lei, piangente e china verso il sepolcro, Gesù
oppone una domanda quasi inopportuna “Donna, perché piangi?”; e aggiunge: “Chi cerchi?” (v.
15). Nella simbolica dei vangeli “cercare Gesù” costituisce la trama di ogni esperienza: non solo
fisica, ma esistenziale. Lo si cerca per stare con lui, per esserne discepoli. L’accostamento delle due
domande appare, quindi, non casuale: la seconda vorrebbe essere non solo rafforzativa della prima
(piango perché non trovo più Gesù lì dove pensavo fosse il suo cadavere), ma risolutiva: la ricerca
di Gesù è terminata perché avendo vinto la definitiva lontananza della morte, egli si fa trovare per
sempre. Luca 24,5 dice la stessa cosa mettendo in bocca all’angelo: “Perché cercate il Vivente tra i
morti?”. Del resto, non è così chiaro né deducibile: Maria vede davanti a sé un uomo, certo, ma
pensa sia l’ortolano e lo accusa di aver spostato il corpo. È ancora troppo donna per riconoscersi
pienamente discepola, vive la mancanza di un passato cessato più che la pienezza di una speranza

attiva. Ancora una volta: non è chiaro né facile ipotizzare le ragioni di tale speranza. “Si voltò
indietro, e vede Gesù che stava lì, ma non sapeva che era Gesù” (v. 14). Tralasciando le
speculazioni sul “corpo glorioso” diverso da quello “carnale”, l’annotazione basta a segnalare – sul
piano del significato e non della cronaca, come avviene sempre nei racconti di apparizione -, il fatto
che ci sono cose che si faticano a riconoscere, che magari non si vogliono riconoscere come tali.
Qui, è la fatica certo di un evento insospettabile, direi addirittura rivoluzionario, nel senso proprio
di un totale sovvertimento delle nostre esperienze comuni. Chi cerca un cadavere, non s’aspetta di
vedere un vivente. Escludiamo il gossip di un fantasma, di uno spirito; andrebbe esclusa anche la
proiezione psicologica che, in sede critica, viene richiamata per “spiegare” i racconti di apparizione.
La narrazione – cui per ora ci atteniamo - si qualifica per un incontro riacceso dalle parole di
Gesù: “Maria!” e dal riconoscimento immediato di lei “Rabbuni!”. Maria qui ritrova il suo maestro:
la “donna” ritorna ad essere la “discepola”, colei che sulle strade di Galilea ha cercato e ha trovato,
ed oggi riattiva un’esperienza che pareva finita. L’urgenza però non è trattenersi in questa
condizione. Nell’incontro vi è connessione e passaggio tra due tempi e due dimensioni, tra un
ritorno ed una andata, che – si potrebbe dire – non è possibile propriamente “abbracciare”! Gesù
deve salire al Padre come Maria deve andare dai fratelli e farsi annunciatrice “Ho visto il Signore”.
Maria è l’anghellusa, l’annunciante. La Maddalena è madre della fede. La fede cristiana nasce da
questo parto: da un annuncio donato che, nella storia, può essere accolto o rigettato, riconosciuto o
disconosciuto. Tertium non datur.

Fabrizio Filiberti